Il noto regista iraniano Jafar Panahi è stato condannato al carcere per accuse politiche, nonostante il successo internazionale del suo nuovo film. Il suo film “Just a Coincidence” ha vinto il premio principale al Festival di Cannes, la Palma d’Oro, ma nemmeno questo gli ha offerto protezione.
Le autorità iraniane hanno condannato il regista a un anno di prigione, gli hanno vietato di lasciare il Paese per due anni e gli hanno proibito di aderire a qualsiasi organizzazione politica o sociale.

Secondo l’avvocato di Panahi, le accuse si basano su una presunta “propaganda contro il regime”. Tuttavia, il film stesso racconta le esperienze reali di ex prigionieri torturati, esplorando i temi del trauma e della ricerca di giustizia. Nonostante i premi internazionali e gli elogi della critica, il governo iraniano continua a perseguitare l’artista.
Non è la prima volta che Panahi subisce repressione. È stato ripetutamente preso di mira con divieti, restrizioni al lavoro e limitazioni agli spostamenti.
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Non è la prima volta che Panahi subisce repressione. È stato ripetutamente preso di mira con divieti, restrizioni al lavoro e limitazioni di viaggio. La sua nuova condanna evidenzia ancora una volta la tensione tra espressione artistica e censura in Iran. L’avvocato del regista intende presentare ricorso contro la decisione, sebbene la data esatta per il ricorso sia attualmente sconosciuta.
La comunità internazionale ha già espresso preoccupazione e sostegno a Panahi, sottolineando l’importanza della libertà di parola e del diritto degli artisti di esprimersi liberamente.
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