Dalla sabbia al mare: la tartaruga che quasi non ce l’ha fatta

Avrebbe dovuto essere di nuovo in mare all’alba. Ecco come doveva andare.

Ma invece giaceva immobile, intrappolata tra le radici nodose di un albero costiero e il fitto margine della giungla. La luce del mattino si riversava giù, implacabile e calda, cuocendo il suo corpo antico nel punto in cui era caduto. Il suo guscio coriaceo, un tempo liscio e forte, era ora ricoperto di sabbia e ghiaia. Una delle sue enormi pinne era lacerata. I suoi occhi erano spenti. Senza vita.

Era una tartaruga liuto, una delle specie più antiche della Terra, più antica della maggior parte delle creature che conosciamo. Era sbarcata, come avevano fatto generazioni prima di lei, per deporre le uova nella sabbia soffice, al riparo della notte. Ma qualcosa era andato storto. Forse disorientata dalle luci o impigliata tra le radici, aveva deviato dalla rotta, era rimasta incastrata e non era più riuscita a tornare nell’oceano.

E lì, sotto il sole nascente, lei stava morendo.

Ma poi… passi. Voci.

Un gruppo di ambientalisti che pattugliava la spiaggia l’ha individuata appena in tempo. Sono corsi da lei senza esitazione. Niente telecamere. Niente applausi. Solo urgenza. Uno si è chinato al suo fianco con una borraccia d’acqua, versandogliela delicatamente sulla testa e sulla conchiglia per rinfrescarla. Un altro si è inginocchiato vicino, sussurrando dolcemente come se la loro voce potesse penetrare la foschia della stanchezza e della paura.

E poi cominciarono a spingere.

All’inizio non si mosse. Non un sussulto.

Ma poi… un respiro. Un lento, faticoso allungamento di una pinna enorme.

Incoraggiati, continuarono ad andare avanti.

Centimetri alla volta, cominciò a muoversi. Il gruppo si muoveva con lei, guidandola delicatamente, spingendola quando necessario, sempre attento a non farle più male.

E finalmente, dopo quello che sembravano ore, raggiunse la riva.

L’oceano, la sua casa, la stava aspettando.

L’acqua salata le baciò la pelle. Un’onda le travolse il guscio. E con un’improvvisa ondata di energia, si issò tra le onde. Una spinta forte. Poi un’altra.

E poi, in un’esplosione di schiuma e potenza, svanì nel mare.

Vivo.

Quella mattina, una tartaruga ce l’ha fatta. Ha avuto una seconda possibilità.

Ma non tutti ce la fanno. Le tartarughe liuto affrontano innumerevoli minacce: inquinamento da plastica, reti da pesca, spiagge in via di sparizione, bracconaggio. Il loro numero è in calo. Molte non sopravvivono.

Ma quel giorno, uno lo fece.

Perché qualcuno si è presentato.

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