I criminali sorvegliavano il quartiere da diversi giorni. Seguivano ogni movimento, annotando quando le luci si accendevano e si spegnevano, chi entrava e chi se ne andava. Il loro obiettivo era semplice: una piccola casa vecchia ai margini della strada, con gli infissi blu sbiaditi. All’interno viveva una donna anziana, per lo più sconosciuta ai vicini. Ma i ladri sapevano più di quanto avrebbero dovuto.
I vicini pettegoli si erano lasciati sfuggire che la donna aveva un figlio che viveva lontano e che le mandava soldi ogni mese. Diffidava delle banche e nascondeva i contanti sotto il materasso, “alla vecchia maniera”. Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso per i ladri: un bersaglio facile.
Di notte, vestiti in tenuta da combattimento con maschere e guanti neri, si avvicinarono alla casa. Non volevano rischiare di entrare dalla porta d’ingresso – era troppo rumorosa – così decisero di scavalcare una vecchia finestra che, secondo le loro osservazioni, non si chiudeva mai completamente. L’irruzione richiese solo pochi minuti. Tutto sembrava procedere secondo i piani.
Ma proprio quando stavano per entrare, notarono qualcosa di strano e si pentirono immediatamente della loro decisione.
La casa era buia, come ci si aspettava di notte, ma in fondo al corridoio videro un movimento. Uno di loro si fermò, socchiuse gli occhi e si bloccò. Gli occhi li fissavano dall’ombra. Grandi occhi calmi e sicuri. Non occhi umani, occhi di animali.

Un attimo dopo, tutto accadde troppo in fretta.
Dal corridoio scattò un enorme cane Alabai, ringhiando ferocemente. Il cane sfrecciò sul pavimento di legno a una velocità incredibile e raggiunse la finestra in pochi secondi. Un ladro non reagì in tempo e cadde all’indietro, mentre l’altro cercò di fuggire ma inciampò.

La nonna, svegliata dal rumore, rimase calma. Prese il telefono e chiamò la polizia. “Sì, ho dei ladri. Ma non preoccupatevi: il cane li sta già maneggiando”, disse con calma.
Quando arrivò la pattuglia, un ladro giaceva a terra con una gamba ferita, mentre l’altro era accovacciato in un angolo, troppo spaventato per muoversi.
L’imponente Alabai si ergeva tra loro come un guardiano, silenzioso ma letale: una mossa sbagliata e il messaggio era chiaro: te ne pentirai.
In seguito si scoprì che il figlio della donna, un agente di un centro di addestramento cinofilo, le aveva regalato il cane dopo la morte del marito. “Lascia che ti protegga, mamma”, le aveva detto. E il cane si era dimostrato all’altezza della fiducia.
Persino la polizia rimase sbalordita. Si aspettava di trovare un’anziana donna spaventata, ma invece la trovò intenta a offrire tranquillamente il tè agli agenti, con l’eroico e imponente Alabai disteso fedelmente ai suoi piedi.